Cantina e Vini

L'orizzonte del fondatore della Cantina Sassarini, Natale, era decisamente orientato al futuro. Percepì la qualità e l’interesse economico nella produzione di un vino locale, ancor prima che la DENOMINAZIONE D’ORIGINE, venisse sancita con il disciplinare del 1973. In famiglia tutti facevano vino per l’autoconsumo e Natale deve aver percepito le potenzialità di un mercato vinicolo che poteva svilupparsi negli anni. Costruì, quindi, la sua cantina e raccolse intorno a sé numerosi contadini che coltivavano incessantemente le loro vigne con orgoglio e maestria. Pochi altri seguirono questa strada, ma nell’ultimo ventennio un gruppo di “angeli matti” (cit: Veronelli) ha recuperato le terre dei nonni e dei padri, costruendo muretti a secco e piantando nuovamente la vigna. L’orizzonte di Natale Sassarini sembra ora fondersi nell’orizzonte di tutti i vignaioli delle Cinque Terre e del figlio Giancarlo che ne porta avanti con orgoglio il lavoro cominciato mezzo secolo fa. Il cinquantesimo della Cantina Sassarini può essere la prima pietra per consolidare una tradizione enoica delle Cinque Terre che sino ad oggi è mancata.

Un territorio sferzato dal vento di mare, dal sole estivo, arroccato e quasi isolato, arido e impervio, ma fertile se curato e assecondato, così chilometri di muretti a secco. Muretti impilati uno sull’altro, accostati come le case torri, muretti dal mare al limite del cielo, come sculture secolari. Pietre al sole arroventate dal calore estivo, case per le serpi e custodi delle vigne, dei limoni e dell’ulivo. Muretti che limitano gli orti e misurano il piede dell’uomo che se ne prende cura. Muri pericolosi, pericolanti, muretti che reggono una struttura unica al mondo, muretti che segnano il paesaggio come rette infinite, muri di sasso che parlano della storia delle Cinque Terre. Il vino nasce lì, la vigna sta bene lì. Vigne di Bosco, Albarola e Vermentino, vigne difficili in un territorio difficile. Mille scalini dal mare, mille scalini dalla cima delle colline, sudore e caparbietà, fatica e salsedine. Non c’è soluzione diversa dal mantenere saldi alla roccia i muretti a secco, non c‘è un piano “B” per la viticoltura delle Cinque Terre.

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